Un soldato americano appena rientrato dall'Iraq per una licenza viene barbaramente ucciso. Il padre, veterano di guerra, indaga personalmente e scopre un terribile retroscena, che stravolgerà i suoi ideali e suoi valori morali. Nella valle di Elah (Paul Haggis - 2007) conferma le ottime premesse espresse dal regista inglese nell'opera prima Crash - Contatto fisico. L'aspetto più interessante è la grande abilità narrativa nell'accostare la vicenda sceneggiata con l'aspetto storico del conflitto iracheno. I due filoni scorrono in modo quasi indipendente, intrecciandosi in modo sempre più frequente, con un effetto drammatico che diventa sempre più intenso. La regia è distaccata, la macchina da presa non è mai invadente, ma riesce comunque a descrivere in profondità i sentimenti dei protagonisti. Due dei momenti più forti, l'abbraccio dei genitori dopo la visita ai resti del figlio e la partenza della salma fasciata nella bandiera, sono ripresi dal fondo di un corridoio con camera fissa. Il film è girato soprattutto in interni, illuminati da luci sempre molto intense e spesso molto fredde. Ottime prove di Tommy Lee Jones, che nonostante il ruolo dominante evita il facile istrionismo, e Susan Sarandon, con una parte breve ma toccante. Charlize Theron, invece, interpreta la giovane poliziotta in modo troppo enfatico e poco convincente. Non è la guerra in Iraq vista da fuori, ma è l'America vista da dentro. La sequenza finale è da antologia.
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Quindi Elah non erano davvero le caramelle.
Dovrò prima o poi cominciare a vedere i film di Haggis. Anche se l'haggis, quel piatto scozzese fatto di frattaglie varie, ma fa un po' schifo.
Oddio, il finale si lasciava andare un po' sul patetico, ma il film mi era piaciuto parecchio...
La classica storia del Re Davide e del gigante Golia che fu ucciso, dopo essere stato ferito con un sasso, da una spada. Bella storia.
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